Ecco la squadra «snella e forte» di Monti

Ecco la squadra «snella e forte» di Monti

 
 
 

Monti ci ha messo troppo tempo per i sottosegretari? «Vero, ma c’erano delle ragioni», ha risposto il presidente del Consiglio stamattina al termine del giuramento. «Entrare in un governo politico è cosa gradita e comporta immediatamente una lieta accettazione, perchè fa parte di un iter. Nel nostro caso ho dovuto esercitare una forte pressione nell’interesse del Paese su persone che hanno rinunciato a trattamenti economici, carriere».

Ma chi sono i componenti della lista di 28 nomi? Per rispondere si può scorrere la lista dei 24 sottosegretari, tre viceministri e un ministro. Magari a partire da quest’ultimo.

Filippo Patroni Griffi, ministro della Funzione Pubblica. Magistrato e consigliere di Stato, già capo dell’ufficio legislativo dei ministri Cassese, Frattini, Motzo, Bassanini e Brunetta. Capo di gabinetto del ministro per le Riforme Istituzionali Amato, nell’ultimo governo Prodi è stato capo del Dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi della presidenza del Consiglio. Gli ultimi incarichi che ha ricoperto sono segretario generale dell’Autorità Garante delle Comunicazioni e membro della Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche. Un anno fa era stato intervistato da Report per l’inchiesta sui magistrati fuori ruolo. Condizione che lo accomunava a Antonio Catricalà, oggi sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Magistrati, prestati temporaneamente ad altri incarichi e che continuano a percepire lo stipendio relativo alla loro precedente professione. Patroni Griffi rispondeva così alle osservazioni del giornalista di Report (nel video,  dal minuto 4:15, segnalato da Il Post): «E detta così la cosa suona proprio male. Perciò io le dicevo prima, forse la cosa si può anche trasformare. La realtà è questa, cioè che messa così: tu vieni pagato da un ente e non lavori per quell’ente non si presenta molto bene, evidentemente. Se invece si cambia un attimo la prospettiva, e si considera che, ehm, in realtà, viene pagato, io vengo pagato per il tipo di lavoro che svolgo e, se non fossi un magistrato, prenderei la stessa cosa, più o meno, solo che  probabilmente lo prenderei tutto dall’amministrazione dove… in cui presto l’attività lavorativa». Sempre a proposito di doppi incarichi, nel decreto milleproroghe del 29 dicembre 2010 veniva infilata una disposizione che consentiva «ai membri della Civit che sono anche dipendenti pubblici di restare in ruolo e svolgere contemporaneamente le due funzioni». Una norma «ad personam», scriveva nel suo sito il senatore Pd Pietro Ichino, di cui beneficiava il solo Patroni Griffi. Ieri sera la notizia della nomina di Patroni Griffi è stata comunicata in diretta, nel corso della trasmissione di La7 Otto e mezzo  a Giuliano Amato, che ha commentato così «Ah Filippo! Sono contento!», e ha aggiunto: «è una buona scelta tecnicamente, ma anche come naso… è napoletano quindi il naso è buono».

Sempre Ichino, in un’interrogazione presentata con i senatori Zanda e Morando si faceva qualche domanda su un altro nuovo componente del governo Monti.

Il giovane Michel Martone, viceministro al Lavoro e alle politiche sociali, 37 anni. Professore ordinario di diritto del lavoro all’Università di Teramo, incaricato alla Luiss, e molto altro, come si legge nel curriculum sul suo blog.  Figlio di Antonio Martone (anche lui ha un blog) magistrato coinvolto nell’inchiesta sulla P3, nonchè presidente della Commissione per la Valutazione, l’Integrità e la Trasparenza delle Amministrazioni pubbliche (Civit) di cui era membro anche Patroni Griffi, ovvero dell’Autorità indipendente preposta anche a funzioni di garanzia del corretto funzionamento dell’intera Funzione pubblica. Una consulenza allo stesso ministero della Funzione Pubblica (ministro Brunetta) viene pagata a Michel Martone 40mila euro. In un’interrogazione parlamentare del 26 novembre i senatori Ichino, Zanda e Morando si chiedevano «preliminarmente, se il ministro non ritenga gravemente inopportuna la stipulazione da parte del suo Dicastero di un contratto di questo genere con un parente stretto del presidente di un organismo il quale dovrebbe caratterizzarsi per l’assoluta indipendenza rispetto al Governo; nel merito, se il ministro non ritenga gravemente inopportuno lo stanziamento di 40.000 euro per una consulenza su di un tema di nessuna urgenza e di poco apprezzabile rilievo quale quello dei problemi giuridici della digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche di Paesi terzi (…) in quali documenti si sia concretata fino a oggi la consulenza in questione».

Passando invece ai sottosegretari si trovano nomi apparsi nelle cronache recenti. Come Filippo Milone, Sottosegretario alla Difesa. Già capo della segreteria dell’ex ministro Ignazio La Russa. Già presidente della Grassetto di Ligresti, «uomo chiave del potere siculo-milanese sull’asse Ligresti-La Russa, implorava Finmeccanica di versare soldi per una kermesse Pdl», scrive Il fatto quotidiano, 22 novembre 2011, riportando gli atti dell’inchiesta.

Mentre il nome di Carlo Malinconico, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, delega all’Editoria. Presidente Fieg (Federazione italiana degli editori) era entrato nell’inchiesta sulla Lista Anemone, come raccontava Repubblica, 11 febbraio 2010: «Il giovane Anemone rendeva felice anche Carlo Malinconico, in quel momento segretario generale alla presidenza del Consiglio e poi presidente della Fieg. “Su richiesta di Angelo Balducci l’imprenditore contribuiva all’organizzazione e pagamento di più soggiorni vacanza presso l’hotel “Il Pellicano” di Porto Santo Stefano”. Naturalmente Malinconico non deve pagare un euro: “Mi raccomando, non è che si distraggono e gli fanno il conto”»

Ci sono poi nomi direttamente collegati a politici di primo piano. Come Salvatore Mazzamuto, sottosegretario alla Giustizia. Siciliano, già consigliere all’epoca del ministro Alfano. Già stimato da un predecessore dell’attuale segretario del Pdl, il guardasigilli del governo Dini e deputato di Forza Italia Filippo Mancuso, che nel 2002 propose a Berlusconi il professor Mazzamuto come candidato alla Consulta (Corriere della Sera, 26 aprile 2002). Guido Improta, sottosegretario alle infrastrutture. Già direttore dell’Azienda di promozione turistica di Roma ai tempi di Rutelli sindaco, vicecapo di gabinetto del ministero dei Beni culturali ai tempi di Rutelli ministro. Giampaolo D’Andrea, sottosegretario ai rapporti con il parlamento. Deputato con la Democrazia Cristiana nel 1992 e senatore nel 2001 con la Margherita, sottosegretario ai beni culturali nel secondo governo Amato, sottosegretario alle riforme istituzionali e ai rapporti col Parlamento anche durante il secondo governo Prodi. Su di lui ha particolarmente insistito Dario Franceschini.

L’altro sottosegretario ai rapporti con il parlamento è Antonio Malaschini. È stato segretario generale del Senato con il presidente Schifani. Durante la sua segreteria: «Dal 2002 al 2010 le spese di Palazzo Madama sono passate da 463,6 a 594,5 milioni, con un aumento mostruoso del 28,2% (il doppio dell`inflazione)» (Sergio Rizzo, Corriere della sera, 10 febbraio 2011). A proposito di Schifani. Il neo sottosegretario alla Salute, Adelfio Elio Cardinale, radiologo, è sposato con il magistrato Annamaria Palma, attuale capo di Gabinetto del presidente del Senato Renato Schifani. Cardinale è anche presidente del Cerisdi, ente che presenta in questo video a partire del minuto 4.30.

«Una squadra snella e forte». L’ha definita stamattina Mario Monti. «Questo governo ha caratteristiche un pò particolari – ha aggiunto il premier – che cercheremo di valorizzare al servizio del Paese, del Parlamento, delle forze politiche»

 

da vita online

Ecco la squadra «snella e forte» di Montiultima modifica: 2011-11-29T16:50:58+01:00da paoloteruzzi
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