LA CASTA DEI POLITICI PENSIONATI

CHE BRAVI: 65 ANNI PER LA PENSIONE DELLE DONNE E 35 MESI LAVORATIVI (MI PARE) PER LA PENSIONE DI PARLAMENTARE!!!

CHE BELLA CLASSE POLITICA!!!  PAOLO

A PROPOSITO RICEVO E PUBBLICO

In questa stagione di sacrifici per l’intero mondo del pubblico impiego, in cui di botto si cancella il diritto agli aumenti salariali dei contratti, si rinvia l’età di pensione, si cancellano gli scatti di anzianità, si liquidano i lavoratori che hanno contratti di lavoro precari, la lista fa un po’ impressione. La lista è un elenco costruito dal sindacato di base USB-RdB curiosando (loro se ne assumono la piena paternità e ne assicurano la veridicità) nella banca dati delle pensioni in pagamento dell’Inpdap, l’ente previdenziale che eroga le indennità a favore di statali, ministeriali, e tutti gli altri dipendenti pubblici

Mercoledì 23 giugno 2010, 17:56

ROBERTO GIOVANNINI PER LA STAMPA –

Intendiamoci: il diritto alla pensione vale davvero per tutti, ricchi e poveri. Certo è che in una stagione di sacrifici per l’intero mondo del pubblico impiego, in cui di botto si cancella il diritto agli aumenti salariali dei contratti, si rinvia l’età di pensione, si cancellano gli scatti di anzianità, si liquidano i lavoratori che hanno contratti di lavoro precari, la lista fa un po’ impressione. La lista è un elenco costruito dal sindacato di base USB-RdB curiosando (loro se ne assumono la piena paternità e ne assicurano la veridicità) nella banca dati delle pensioni in pagamento dell’Inpdap, l’ente previdenziale che eroga le indennità a favore di statali, ministeriali, e tutti gli altri dipendenti pubblici. Compresi una ventina di «eccellenti» pensionati pubblici d’oro, personalità famose che spesso e volentieri predicano la necessità di fare sacrifici. Loro però grandi sacrifici non ne fanno, a quanto pare. E riescono a portarsi a casa – oltre alle indennità e agli emolumenti che loro spettano in qualità di parlamentari o ministri o grands commis – pensioni Inpdap di tutto rispetto per la loro attività lavorativa precedente. Pensioni sicuramente maturate con tutti i crismi della legalità, ci mancherebbe altro. Ma altrettanto sicuramente maturate sfruttando le regole previdenziali troppo generose contro cui spesso hanno tuonato invocando il rigore.

I nomi scovati dai militanti dell’USB-RdB (scelti ovviamente non a caso, e pubblicati da «Il Fatto») sono tanti. C’è il governatore di Bankitalia Mario Draghi, 63 anni, che come ex dirigente della pubblica amministrazione dall’aprile del 2005 aggiunge al suo emolumento un assegno mensile di 8.614,68 euro netti. C’è Giuliano Amato, 72 anni, che come professore universitario in pensione dal novembre del 1998 prende la bellezza di 12.518 euro netti. C’è il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, solo 60 anni, che oltre all’indennità come ministro percepisce dal gennaio di quest’anno una pensione da professore universitario di circa 3.000 euro netti mensili. C’è l’ex ministro di Forza Italia Antonio Martino, 68 anni, anche lui ex-professore, che riceve un lordo di 5.788,33 euro. C’è l’ex ministro dello Sviluppo Economico e parlamentare Claudio Scajola, 62 anni, che nonostante sia in politica dal 1975 ha diritto a una pensione come ex-dipendente Inpdap di 2.625 euro netti. C’è l’ex ministro della Sanità Girolamo Sirchia, 77 anni, in pensione come ex medico dall’ottobre 2001 con un lordo mensile di 10.290 euro (circa 7.000 netti). C’è l’ex sindaco di Bologna Giorgio Guazzaloca, 66 anni, che ha una pensione di 16.518 euro lordi al mese dal settembre del 2009. C’è Mario Baldassarri, 64 anni, parlamentare Pdl, che come pensionato ex docente di Economia riceve dall’agosto del 2008 un assegno lordo di 5.714,42 euro. C’è Rocco Buttiglione, 62 anni, in pensione dal novembre del 2007 come ex professore universitario prende 3.258 euro netti. C’è Giuliano Cazzola, 69 anni, già sindacalista Cgil e dirigente pubblico, che dall’aprile 2007 prende un netto di 6.385 euro.

E non mancano per la verità nemmeno esponenti dell’opposizione. Scopriamo così che Antonio Di Pietro, 60 anni, in pensione dal gennaio del 1996, riceve un assegno netto di 1.956 euro al mese. Che il piddino Beppe Fioroni, che ha solo 52 anni, percepisce una pensione (quasi ragionevole) di 1.218 euro mensili dal gennaio del 2008. Che Sergio D’Antoni, ex leader Cisl e parlamentare Pd, 64 anni, è in pensione dall’aprile del 2001 come docente universitario e riceve 8.595,74 euro lordi. Va da sé che tutti questi uomini politici – come i loro colleghi del centrodestra – tranquillamente incassano anche le indennità loro dovute come parlamentari della Repubblica.
Sì, perché dopo la prima manovra varata nell’estate del 2008 da Giulio Tremonti non esiste in pratica più il cosiddetto divieto di cumulo tra redditi da lavoro e redditi da pensione. Prima, se uno lavorava, la pensione veniva ridotta, a volte azzerata. Adesso non più. Bello, no? Peccato che invece il divieto di cumulo valga ancora per i lavoratori con un contratto part time. Per loro la pensione – da poche centinaia di euro al mese – viene ancora dimezzata.

ALTRI MONDI

LA CASTA DEI POLITICI PENSIONATIultima modifica: 2010-06-23T22:49:43+02:00da paoloteruzzi
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento