Troppo diffuso il bullismo omofobico nelle scuole

da paolo borrello

11 luglio 2010

 

Troppo diffuso il bullismo omofobico nelle scuole

 


Stando ai risultati della prima ricerca nazionale sul bullismo omofobico, due terzi degli studenti che frequentano la scuola secondaria superiore ha udito epiteti omofobi e prese in giro nei confronti di maschi. Per uno studente su cinque queste espressioni fanno parte della vita scolastica quotidiana.

Uno studente su 13 ha assistito almeno una volta nell’ultimo mese ad aggressioni omofobe di tipo fisico (calci e/o pugni fino a molestie sessuali), nonostante la maggioranza degli insegnanti dichiari di non esserne al corrente. Il 20% dei ragazzi ha commesso almeno un atto riconducibile al bullismo omofobico mentre il 4% dichiara di essere stato vittima di aggressione. Il bullismo che colpisce le studentesse lesbiche, ancorché preoccupante, è riportato in percentuali minori.
 
860 studenti e 40 docenti di scuola superiore coinvolti, insieme a decine di questionari diffusi nella comunità omosessuale. Sono questi i numeri alla base di questa ricerca promossa dall’Arcigay con il contributo del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali sul bullismo omofobico.

Paolo Patanè, presidente nazionale di Arcigay, commenta: “E’ la fotografia di un fenomeno allarmante e virulento che negli ambienti scolastici e nella società non ha ancora trovato i giusti anticorpi per essere finalmente sanato, ma che li dovrà trovare in fretta. Il quadro che presentiamo mostra una realtà di prevaricazione ed indifferenza fino ad ora sottovalutata. Il rifiuto di molti istituti scolastici a partecipare alla ricerca rivela quella che è la percezione del fenomeno nella scuola italiana”.

Dal comunicato dell’Arcigay si rileva ancora:

“‘Frocio’, ‘finocchio’, ‘ricchione’, ‘checca’ e ‘lesbica di m.’ l’armamentario del bullo omofobo continua ad essere ampio e variagato e va a colpire nell’indifferenza: ‘Certo che i compagni c’erano, erano in gruppo e si divertivano a sfottere in gruppo, nessuno ha detto nulla perché temeva di essere additato come gay o perché sarebbero stati fuori dal gruppo’.

Le storie delle vittime di bullismo che emergono dalla prima ricerca nazionale sul bullismo omofobico di Arcigay gettano luce finalmente sull’orrore quotidiano che si vive nella scuola italiana.

Ci sono le mense, l’ora di educazione fisica (‘Educazione fisica mette in luce i modi femminili che riesco a nascondere durante le altre ore… Personalmente faccio di tutto per evitare le ore di educazione fisica’), ma anche le ore di lezione, luoghi principe che fanno scattare la violenza del bullo.

E già alle scuole medie il fenomeno appare in tutta la sua virulenta gravità: ‘La prima derisione l’ho ricevuta all’età di 13 anni in seconda media poiché vesto e mi atteggio in maniera mascolina. Molti mi chiamavano ‘lesbica de merda’. Da allora sono iniziate le prese in giro e adesso che sto alle superiori mi ritrovo a dover fronteggiare molte più persone che agiscono malamente nei miei confronti. Alcuni mi avrebbero voluto picchiare ma sono stata fortunata e non li ho (ancora) incontrati’.

Alle scuole superiori non va meglio ai ragazzi: ‘Sono stato preso di mira da ragazzi più grandi, finiti nella mia classe per bocciature varie, ed ogni giorno erano insulti, derisioni pubbliche verbali e fisiche, come il tenermi fermo per mimarmi addosso un rapporto sessuale’.

Le aggressioni verbali e fisiche hanno spesso conseguenze irreparabili: ‘Andavano dalle semplici offese verbali a sputi e calci. Fino a simulazioni di violenza sessuale su di me, nei corridoi della scuola o negli spogliatoi. Mi prendevano la testa e la spingevano contro i loro genitali al grido di ‘succhia frocio’, mi urinavano addosso per poi andarsene come se nulla fosse. Danneggiavano costantemente il mio materiale scolastico, che veniva buttato nel gabinetto, calpestato o gettato dalla finestra. E verso metà del quinto anno, siamo arrivati anche alle minacce di morte, che sono state causa di un mio tentato suicidio e il mio successivo ritiro da scuola’…”

Ecco l “Abstract” della ricerca il cui supervisore è Gabriele Prati, 35 anni,  laureato in Psicologia clinica di comunità presso l’Università di Bologna, attualmente è professore a contratto presso la Facoltà di Scienze politiche di Forlì dove insegna Psicologia sociale e Psicologia giuridica:
 
http://www.arcigay.it/bullismo-omofobico-risultati-della-ricerca-nazionale-arcigay

I risultati della ricerca sono indubbiamente preoccupanti, anche se a me personalmente non stupiscono. Prendendo spunto dal fatto che molte scuole hanno rifiutato di partecipare alla ricerca, non si può non rilevare che è probabile che in numerosi istituti il fenomeno del bullismo omofobico non sia tenuto nella giusta considerazione, sia sottovalutato. E la consapevolezza dell’esistenza di questo fenomeno è indubbiamente il primo passo per adottare comportamenti e interventi per affrontare il problema adeguatamente. Consapevolezza che può svilupparsi anche diffondendo i risultati di questa ricerca e ciò è particolarmente importante in un periodo come quello attuale in cui l’omofobia appare in costante e notevole crescita.

 

Troppo diffuso il bullismo omofobico nelle scuoleultima modifica: 2010-07-13T18:05:54+02:00da paoloteruzzi
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